Lo scorso 13 febbraio è stato presentato a Roma il IV Rapporto Terzjus dal titolo “A due passi dalla meta. Verso il completamento della riforma. Quarto rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia”. Redatta dall’omonima Fondazione – Osservatorio di Diritto del terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale, l’indagine restituisce un quadro completo sul comparto in Italia.
Una fotografia, quella del 2024, che scandaglia tutti gli elementi utili a definire lo stato di salute del Terzo pilastro, tra cui ovviamente gli aspetti normativi, quelli più complessi da mettere a sistema. Al convegno realizzato ad hoc per illustrare il Rapporto era presente anche il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, al fine di affermare nuovamente il costante impegno del Governo in materia di Terzo Settore.
Rapporto Terzjus: premessa e metedoto
Nell’introduzione, a cura di Luigi Bobba, Antonio Fici e Gabriele Sepio, viene sin da subito chiarito che il titolo selezionato per il Rapporto è indicativo di una “nota di ottimismo dei suoi curatori rispetto alla prossima realizzazione dei due passi ancora necessari per condurre la Riforma in meta, ovverosia il rilascio dell’autorizzazione europea, che renderà efficaci le principali norme sulla fiscalità degli ETS, e il decreto ministeriale sui controlli degli ETS, che salvaguarderà identità ed immagine dell’intero terzo settore contro eventuali abusi della qualifica”.
Questo significa che i tre autori auspicano un Rapporto Terzjus 2025 che possa occuparsi “delle rimanenti e tanto attese misure nel frattempo adottate”, e reputano comunque il 2024 un anno ricchissimo se si guarda in particolar modo al diritto che regola la materia, “che ha subito evoluzioni importanti”. C’è però anche un risvolto della medaglia: “un’ondata di semplificazioni” che “ha reso il Codice maggiormente user-friendly”.
Nell’introduzione, altresì viene fatto presente che il metodo è una combinazione tra analisi giuridica e altre, tra cui sociologica e statistica.
Un lavoro sinergico verso la “quarta economia” del Paese
Come anticipato, i protagonisti di questa edizione del Rapporto sono senza dubbio gli aspetti normativi, sempre in costante evoluzione. Si parte dal presupposto che a sette anni dall’adozione dei decreti attuativi e a dieci dalle linee guida, la regolazione degli ETS stia per entrare “nella sua piena attuazione”.
Restano però degli elementi sospesi come “l’autorizzazione comunitaria per i nuovi regimi fiscali e gli strumenti di finanza sociale, e il ‘decreto controlli’ del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, necessario per disciplinare le verifiche sugli enti iscritti al Registro unico nazionale del terzo settore (Runts)”.
Il volume, d’altra parte, è composto da oltre 500 pagine per un motivo ben preciso: le questioni aperte e da indagare sono numerose e necessitano di un’importante attenzione, la stessa che l’Italia deve porre verso il Terzo Settore, ciò che ha rappresentato e ciò che rappresenterà nel prossimo futuro.
Durante il convegno si è ampiamente discusso dell’urgenza di considerare sempre più netta la sinergia tra diversi attori quando si parla di Terzo Settore, e soprattutto di capire in che modo rendere più agevole la gestione delle questioni burocratiche e normative per gli ETS.
In effetti, come ha chiarito Antonio Fici, direttore scientifico di Terzjus, se le componenti funzionano, se la “democratizzazione” che caratterizza il nuovo corso del Terzo Settore funziona, si può parlare di un comparto che andrà a rappresentare la “quarta economia del Paese”, intesa a promuovere sviluppo, coesione e solidarietà.
Dello stesso parere è l’on. Bellucci, che ha quindi ribadito l’impegno del Governo relativamente ai prossimi passi che il settore dovrà compiere, in particolar modo per quel che riguarda gli aspetti più spinosi fino ad ora evidenziati. “La politica seria – ha detto il Viceministro – guarda ai contenuti e si assume la responsabilità di attuare le riforme. Il mondo del terzo settore ha pagato caro quello che è avvenuto dal 2017 in poi, perché le riforme possono essere bellissime, ma se non vengono attuate lasciano nel mare magnum dell’incertezza”.
Le sezioni
Quello di Terzjus è un Rapporto vasto e molto articolato. Ma ci sono dei dati che in effetti possono restituire la dimensione del contesto Terzo Settore. Dunque, i numeri in positivo riguardano ad esempio il RUNTS: oltre 131.000 gli iscritti e 39mila le nuove iscrizioni.
Quanto alle sezioni, il Rapporto indica che la preferita dagli enti è quella delle APS. Al netto dei dati, “continua ad essere la più popolata e la più gradita tra gli enti nuovi iscritti: quasi 6 enti su 10, nel fare istanza di iscrizione al RUNTS, chiedono infatti di essere iscritti nella sezione delle APS”. Nel testo viene in effetti spiegato che sono diversi i fattori che influenzano tale decisione, come ad esempio l’anzianità della categoria, il minor grado di definizione legislativa delle APS rispetto a quello delle ODV, la maggiore propensione delle APS ad aderire a reti associative che favoriscono il loro accesso al RUNTS.
Invece è confermato un trend in negativo, ovvero quello relativo al ridursi del gradimento verso la sezione delle ODV, selezionata soltanto dal 16,6% degli enti di nuova iscrizione. Un dato che produce un ulteriore effetto: “Essendo le ODV indissolubilmente legate, ancor più delle APS, alla figura del volontario, anche il generale calo del numero dei volontari attivi nel non profit potrebbe essere causa della minore capacità della sezione delle ODV di attrarre nuove iscrizioni al RUNTS”.
Infine, sembra invece essere molto apprezzata la sezione generica “altri enti del terzo settore”, preferita da circa un quarto degli enti nuovi iscritti. Alla base, viene spiegato nel volume, vi è l’elasticità che contraddistingue la categoria: “gli ‘altri ETS’, infatti, possono avere sia forma associativa che fondazionale, non devono necessariamente avere almeno sette associati, non devono necessariamente avvalersi in prevalenza di associati volontari né incontrano limiti rispetto ai lavoratori remunerati impiegabili, possono svolgere una qualsiasi attività di interesse generale e possono farlo in qualsiasi forma (erogativa, mutualistica, produttiva)”.