Giornata europea contro le molestie: il 94% delle donne ancora non denuncia

Le immagini di Emma Raducanu, in preda al panico per aver visto tra il pubblico il suo stalker, hanno fatto il giro del mondo. Nel match dello scorso 18 febbraio contro Karolina Muchova, la ventiduenne tennista britannica, impegnata al Master 1000 di Dubai, si è letteralmente bloccata. Ha smesso di giocare fino a che lo spettatore, un uomo che nei giorni precedenti aveva mostrato un atteggiamento ossessivo nei suoi confronti, non è stato allontanato. Ventiduenne è anche la studentessa di medicina dell’Università di Bari che è stata vittima di molestie fisiche e verbali da parte di un medico presso cui svolgeva un tirocinio pre-laurea e che, a causa di questi comportamenti allusivi e poco professionali da parte del suo datore di lavoro, ha deciso di interrompere il training formativo e di esporre denuncia.

I casi di molestie subite dall’atleta cresciuta a Londra e dalla futura dottoressa di medicina o chirurgia sono solo gli ultimi due di una lunghissima ed interminabile serie ad essere saliti alla ribalta delle cronache. Storie differenti, così come l’ambiente in cui si è consumato l’atto di prevaricazione, vessazione o disturbo, ma che sulle vittime hanno prodotto effetti psicologici simili, per certi versi devastanti.

Dati Eurostat: 1 donna su 3 ha subito violenze fisiche e sessuali

I dati Eurostat su molestie e violenze restituiscono una fotografia drammatica. Una donna su tre, a partire dai 15 anni, ha subito violenze fisiche e sessuali. Il Paese europeo che ha l’incidenza più alta di casi denunciati è la Svezia. Con i suoi 200 reati a sfondo sessuale ogni 100.000 abitanti, Stoccolma precede l’Islanda (150 casi ogni 100.000 abitanti) e la Francia (Oltralpe si superano le 100 vittime ogni 100.000 abitanti).

Nella triste statistica l’Italia non è tra le prime posizioni. Le note dolenti e le controversie, però, non mancano neppure nel Bel Paese. Stando al Report “Il Pregiudizio e la violenza contro le donne”, che si basa sulla banca dati delle Forze di Polizia, nel 2023 sono diminuiti del 13% i reati per stalking, ma le telefonate al 1522 – numero nazionale gratuito antiviolenza e stalking – sono state 16.283, di cui 5.828 (pari al 35,79%) nel quarto ed ultimo trimestre dell’anno. Un anno prima, invece, le richieste pervenute al servizio attivato nel 2006 sono state 11.909. In 365 giorni, nonostante la flessione delle denunce, le chiamate al 1522 hanno registrato un incremento del 36%.

Tutti i dati italiani sulle molestie subite sul luogo di lavoro e al di fuori

Il 2023 è stato archiviato anche come un anno in cui le denunce per revenge porn sono esplose letteralmente. I casi, infatti, sono aumentati del 40%. Le violenze e le molestie on-line, che contemplano al loro interno anche gli episodi di condivisione non consensuale di immagini intime, sono cresciute in tutto il Vecchio Continente, al pari del mobbing e delle molestie sessuali sul posto di lavoro.

Lindagine ISTAT 2022-2023 sui casi di comportamenti indesiderati, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, che hanno violato la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e creato le condizioni per un clima ostile ed umiliante, riporta che il 13,5% delle donne tra i 15 e i 70 anni ha subito molestie sessuali almeno una volta nella vita, contro il 2,4% degli uomini.

La tipologia di molestia più diffusa in ambiente lavorativo è l’offesa (12,1 donne su 100 hanno subito sguardi inappropriati che le hanno messe a disagio), seguita dalla proposta inopportuna (5,9 donne su 100 hanno ricevuto immagini o foto dal contenuto esplicitamente sessuale) e dalle molestie fisiche (2,5 donne su 100 sono state baciate, palpate o abbracciate contro la propria volontà). Ad essere più colpite sono le fasce più giovani, ossia quel target tra i 15 e i 24 anni che entra nel mondo del lavoro.

Il 94% delle vittime non denuncia

Fuori dal lavoro la situazione non è migliore. Come rivela il report, nei tre anni precedenti alla pubblicazione dei risultati, il 6,4% delle donne tra i 14 e i 70 anni ha subito una qualche forma di molestia. Per maschi e femmine, i tassi sono inversamente proporzionali all’età: diminuiscono al crescere degli anni della vittima. La percentuale più alta viene registrata nella fascia 14-24 anni, dove le vittime di sesso femminile rappresentano il 20,2% e quelle maschili il 7,1%.

Ulteriori dettagli riguardano l’ambiente in cui si è perpetrato l’episodio perseguibile dalla legge. In cima alla lista ci sono locali come discoteche, pub, bar, cinema o ristoranti e i mezzi di trasporto pubblico. Rispettivamente con il 29,1% e 29,6% delle preferenze, si posizionano davanti alla voce “per strada” (12,6%).

L’aspetto più grave, però, è un altro. Nonostante le molestie fisiche subite e sebbene la vittima percepisca tale comportamento come molto o abbastanza grave, il 94% delle donne ha dichiarato di non aver sporto denuncia. Un valore che è leggermente inferiore negli uomini, visto che l’87% ha deciso di non informare le autorità sul possibile reato subito.

Violenze e molestie anche nello sport

Tra i luoghi in cui si sono consumati casi di molestie fisiche, non è esente neppure lo sport. L’indagine del progetto ChangeTheGame, elaborata da Nielsen nel 2023, ha diffuso un dato preoccupante: 4 atleti su 10, durante l’infanzia (prima del compimento dei 18 anni), hanno subito almeno una volta una forma di abuso o violenza interpersonale. Gli atti di violenza o molestie hanno avuto delle logiche conseguenze: il 32,4% delle vittime ha deciso di abbandonare la pratica sportiva.

Maltrattamenti (39% dei casi) e violenze psicologiche (30,4%), come la richiesta di prestazioni irrealizzabili o il bodyshaming, sono le forme più diffuse. La violenza fisica (18,6%), invece, occupa la terza posizione, venendo seguita dalla negligenza (14,5% – per negligenza si intendono abusi differenti, come l’obbligare una o un atleta a svolgere un esercizio in condizioni di non sicurezza) e dalla violenza sessuale (13,7%).

Italia portavoce della Giornata Europea contro le molestie

Anche a fronte di simili episodi che minano l’equilibrio psico-fisico delle persone, non solo degli sportivi, dal 2019 l’Italia si è fatta portavoce in Europa dell’istituzione di una giornata europea contro le molestie. Ogni 25 febbraio, presso la sede dell’europarlamento di Roma, viene alzata l’attenzione mediatica sul tema delle violenze, non solo di genere, sui soprusi, sulle discriminazioni e su quei comportamenti che possono essere catalogati come molestie.

Grazie anche a questo evento di sensibilizzazione, promosso tra gli altri dall’Osservatorio Nazionale Antimolestie, e a progetti come Battiamo il Silenzio, un’iniziativa del Dipartimento per lo Sport, CONI e CIP, sono state gettate le basi per la costruzione e la diffusione di una policy che ha l’obiettivo di garantire a tutti gli atleti, indipendentemente dalle loro condizioni o abilità, di vivere e praticare lo sport in un ambiente sicuro.

 

Leggi che puniscono comportamenti vessatori e figure come il Safeguarding officer, il professionista incaricato di promuovere e garantire un ambiente sicuro e inclusivo nello sport, ci sono. Però, per contrastare una cultura che non contempla il rispetto della persone, è doveroso fare di più. Parlarne, affrontare il tema e sensibilizzare le generazioni più giovani può rivelarsi come una delle chiavi in grado di far calare i numeri delle ultime indagini.

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