Lo psicologo e docente svedese Dan Olweus, nel 1972, affermava che il/la bullo/a ha personalità dominante, è sicuro di sé, soprattutto riguardo ai propri valori. In realtà, ha un’insicurezza di fondo che la porta o lo porta ad agire con aggressività sugli altri, prevaricando e beneficiando della sofferenza della propria vittima. Nelle ragazze tale aggressività è intra-genere a differenza dei ragazzi che non fanno distinzione sulle loro vittime. La maggior parte delle bulle preferisce agire tramite “azioni verbali/invisibili”, a differenza dei bulli che utilizzano la forza fisica, nei casi più gravi nel modo più violento possibile.
Bullismo femminile: come comprendere il fenomeno?
Queste azioni invisibili sono di vario tipo, come afferma Giuseppe Burgio nel volume “Comprendere il bullismo femminile”: il bullismo attuato da una ragazza è prevalentemente indiretto, finalizzato all’isolamento sociale. La bulla, al contrario del bullo che agisce in maniera diretta, ferisce la sua vittima con atti di violenza psicologica, attraverso: la parola detta (violenza verbale sotto forma di calunnia, ingiuria, vessazione); la parola non detta (macchinazioni sociali e atteggiamenti di esclusione); la parola scritta (cyberbullismo).
La parola non detta, come anche tutte le forme indirette di bullismo che comprendono, ad esempio, la manipolazione, l’isolamento della vittima dal contesto sociale ed il conseguente danneggiamento non solo di sé stessa ma anche delle relazioni con gli altri, sono forme “invisibili”, non facilmente riconoscibili, molto più infime e subdole.
Cyberbullismo: violenza virtuale
Un altro punto non meno importante, che attualmente sta progredendo sempre di più è il cyberbullismo, una forma di violenza (online) più usata tra le ragazze. Tramite i social, l’uso di offese, di pettegolezzi e di voci false aumenta nella bulla una “sicurezza illusoria”.
Vi sono anche qui due tipi di cyberbullismo: diretto (messaggi, chat che hanno un effetto diretto sulla vittima) e indiretto (l’utilizzo di foto e/o post che la bulla impiega per offendere e denigrare la sua vittima in modo pubblico e condivisibile).
Qual è il motivo per cui sta crescendo questa forma?
Sappiamo ormai che tramite i social possiamo esprimere e mostrare le nostre idee, i nostri pensieri, la nostra opinione, come se fosse un nostro diario digitale ma che tutti possono leggere; mostriamo noi stessi, incluse le nostre fragilità. Questo “diario digitale” lo condividiamo con gli altri, mostrandolo pubblicamente, anche se ciò significa rapportarci con qualcuno che potrebbe non saper comprendere. A causa di questa asimmetria di rapporto tra me e l’altro, possono nascere conflitti e violenze verbali.
Un elemento importante del cyberbullismo è l’utilizzo dell’anonimato, che allenta i propri freni inibitori, deresponsabilizzando chi lo esercita. La bulla, tramite i social e l’anonimato, arreca insulti, minacce e commenti denigratori.
Se nel bullismo diretto vi era un luogo e un tempo (soprattutto a scuola); nel cyberbullismo tutto ciò si annulla: non vi è né tempo né luogo per arrecare violenza alla propria vittima, poiché essendo sui social si è costantemente in contatto (online).
La bulla e la ricerca della propria identità
Il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni che nascono anche a causa di un’incomprensione, asimmetria, disequilibrio tra me e l’altro. La costruzione della nostra identità è un processo che inizia dall’infanzia, ma che si definisce in età adolescenziale, età critica, dove iniziamo a rapportarci con gli altri e incominciamo a fare esperienze. Questo rapporto fra me e l’altro può creare e distruggere continuamente l’immagine di noi stessi, in continuo cambiamento. La fase dell’adolescenza è una fase irrequieta e al tempo stesso vulnerabile, fragile della nostra vita; è un passaggio molto delicato che porta il/la bambino/a a diventare ragazzo/a giovane adulto/a, esponendo l’individuo ad una realtà sempre più cruda.
Un altro aspetto importante di questo fenomeno che interessa entrambi i sessi è la “cecità volontaria degli spettatori muti”, che con il loro silenzio sostengono le azioni del/della bullo/a.
Alcuni descrivono gli adolescenti come dei “vasi”, “recipienti” da riempire; io li definirei come “spugne emotive” che assorbono le emozioni e gli insegnamenti degli altri. Emotività repressa e lezioni di vita errate possono portare il giovane ad agire in modo sbagliato, in alcuni casi aggressivo. L’aggressività deriva dalla rabbia e questa è un sentimento primordiale che nasce nei casi in cui prevale il nostro istinto di sopravvivenza per difenderci da determinate situazioni. In poche parole, sorge in situazioni “di allarme” portandoci ad avere atti aggressivi e violenti.
Il senso di insicurezza e di inadeguatezza della bulla
Una delle maggiori cause del bullismo e cyberbullismo fra ragazze è il rapporto con il corpo e l’immagine.
Nel primo vi sono offese, azioni verbali; nel secondo possono esserci anche altri mezzi di violenza tramite l’uso improprio di foto.
Sappiamo che c’è sempre stato tra le donne un continuo mettersi in discussione, sentendosi imperfette in rapporto a tanti concetti, ideali di bellezza.
Spesso la bulla è colei che può incarnare tali canoni, presentandosi con una forte personalità retta soprattutto da coloro che la sostengono. Ma tale personalità, tale sicurezza, non è altro che debole e instabile. Non è altro che insicurezza e paura. Vi è un senso di inadeguatezza costante nella ragazza che cerca continuamente di incarnare quegli ideali di bellezza che la portano a non accettare, paradossalmente parlando, le proprie caratteristiche umane, perfette nella loro imperfezione.
Questa insicurezza nasce anche a causa del patriarcato, inteso come egemonia maschile e che ha influenzato varie generazioni.
Il bullismo e il cyberbullismo lasciano delle lesioni invisibili
È stato dimostrato che le violenze subite dalle vittime di bullismo provocano lesioni a livello cerebrale (ippocampo, amigdala e corteccia prefrontale) e questo ha un impatto sulla salute della persona che subisce le violenze, soprattutto perché in età adolescenziale ancora non si è completato del tutto lo sviluppo (ad esempio la corteccia prefrontale). Alterazioni di queste parti, in seguito, aumentano l’incidenza di sviluppare disturbi come depressione, ansia, PTSD (disturbo post-traumatico da stress), comportamenti autodistruttivi e problemi di autostima (sviluppo di sentimenti come colpa e vergogna).
Come possiamo prevenire questo fenomeno?
Intervenire nelle scuole è il primo passo per prevenire questo avvenimento. In che modo? Incrementando gli sportelli d’ascolto, spazi indispensabili e necessari che dovrebbero essere accessibili anche in orario curricolare, ed introducendo corsi su educazione affettiva, ricerca dell’identità, parità di genere ed educazione sessuale.
Istituire corsi (promuovendo strategie di coping, terapie cognitivo-comportamentali) non può essere l’unica azione da mettere in campo per prevenire questo fenomeno. È necessario garantire un supporto sociale anche per la famiglia della bulla o del bullo e delle vittime, cercando così di ridurre eventuali problemi che potrebbero, successivamente, danneggiare la crescita della giovane o del giovane, .